Etica e tutela

Perche non pubblichiamo le coordinate esatte di certe specie

Su alcune rilevazioni la mappa mostra un'area di dieci chilometri invece di un punto. Non è un limite tecnico: e una scelta, e vale la pena spiegarla per esteso.

Aquila reale (Aquila chrysaetos)
Foto: Jarkko Järvinen - Wikimedia Commons

Se apri la mappa degli avvistamenti e clicchi su certe rilevazioni, non trovi un punto ma un cerchio: un'area di circa dieci chilometri di lato, con scritto che la posizione e approssimata. Succede sempre per le stesse specie, e non è un difetto del sistema.

Il problema, detto senza giri di parole

Per alcune specie la posizione esatta è un'informazione pericolosa. Un nido di rapace con le coordinate pubbliche diventa raggiungibile da chi fotografa troppo da vicino, da chi vuole disturbare, e in casi non rari da chi ruba uova o preleva pulcini. Per grandi carnivori e rettili protetti il rischio e il bracconaggio diretto.

Non è un timore teorico: la sottrazione di nidiate di rapaci e il prelievo illegale di testuggini sono fenomeni documentati in Italia, e in entrambi i casi la disponibilita di posizioni precise e uno dei fattori che li rendono possibili.

Come funziona da noi

Nella scheda di ogni specie esiste un indicatore di sensibilità. Quando e attivo, succedono tre cose, sempre:

  1. la rilevazione viene salvata con le coordinate esatte, perché il dato scientifico deve restare integro;
  2. ma viene pubblicata solo la posizione approssimata, calcolata come centro della cella di dieci chilometri in cui ricade;
  3. ogni esportazione dichiara apertamente l'incertezza e il fatto che l'informazione e stata volutamente ridotta.

La cosa importante è la terza: l'approssimazione non è nascosta. Un ricercatore che scarica i dati sa esattamente cosa ha in mano e può trattarlo come va trattato.

Perche a dieci chilometri e non a uno

Dieci chilometri è la dimensione della cella usata dalla griglia statistica europea di riferimento. Usarla significa che il dato oscurato resta comunque comparabile con gli atlanti e con i sistemi di monitoraggio continentali, invece di diventare un numero che vale solo per noi.

Cosa non si perde

Quasi nulla di quello che serve davvero. Con la cella da dieci chilometri si continuano a fare le analisi di distribuzione, la fenologia, i confronti fra anni, le mappe di presenza. Si perde solo la possibilità di andare sul posto esatto, che è appunto quello che vogliamo impedire.

Chi decide quali specie

Non lo decide un algoritmo. La sensibilità e attribuita specie per specie sulla base dello stato di conservazione, della vulnerabilita al disturbo e dei casi noti di prelievo illegale. E una decisione editoriale, e come tale può essere discussa: se pensi che una specie andrebbe aggiunta o tolta, scrivicelo.

Fonti

  • GBIF, linee guida sulla pubblicazione di dati relativi a specie sensibili
  • Direttiva Habitat 92/43/CEE e Direttiva Uccelli 2009/147/CE
  • Sistema di riferimento della griglia statistica europea EEA (celle 1 km e 10 km)

Domande frequenti

Perche alcune rilevazioni mostrano un'area invece di un punto?

Perche riguardano specie sensibili, per le quali la posizione esatta esporrebbe l'animale a disturbo, prelievo di nidiate o bracconaggio. Viene pubblicato il centro della cella di 10 km in cui ricade l'osservazione.

I dati esatti vanno persi?

No. La rilevazione viene salvata con le coordinate precise, che restano disponibili per usi scientifici autorizzati. Quello che cambia e solo cio che viene pubblicato e distribuito.

Perche proprio una cella da 10 chilometri?

Perche corrisponde alla griglia statistica europea di riferimento: il dato oscurato resta così confrontabile con atlanti e sistemi di monitoraggio continentali.